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"Tutti voi vi sentite più bravi di Travolta. Ma allora perchè non siete arrivati prima di lui?" - da DISCO DELIRIO di Oscar Righini, 1978.


SATURDAY ITALIAN FEVER  ovvero la risposta trash al mito di John Travolta.


Alla fine del 1977 esce in America "La febbre del sabato sera" di John Badham, storia proletaria di un commesso che trova identità e rivalsa sulle piste della discoteca al ritmo di "Staying alive" dei Bee Gees. La gente si ritrova in John Travolta, questo bulletto con la chioma impomatata e la fossetta sul mento, ribelle ma vitale, animalesco ma simpatico, figlio degli "happy days" dei '50 e perfetta incarnazione del pubblico inquieto delle metropoli. E' un delirio collettivo che segna la nascita di un mito, la consacrazione del James Dean degli anni '70, icona di una gioventù non più bruciata. E nel 1978 esce "Grease", trasposizione di un musical a cui Travolta partecipava fin da quando, diciottenne, bazzicava le compagnie di Broadway girovagando i teatri di provincia di tutto il New Jersey (suo padre Salvatore era arrivato per aprire un negozio di abbigliamento). Si pubblicano manuali su "Come ballare come John Travolta" e la foto di Tony Manero dinoccolato e col dito indice puntato verso l'alto è più simbolo che manifesto. Il neo-mito conquista anche l' Europa ma in Italia fa di più, si insinua nel tessuto sociale, eleggendo le discoteche a tempio dei ventenni in libera uscita (anche perchè l'impegno politico degli Anni di Piombo comincia a segnare il passo) e a Cinecittà spinge i produttori e distributori a cavalcare la nuova manna, piovuta dal cielo al botteghino. Il filone "danzereccio-casereccio" dilaga già dall'inverno del 1978 con un titolo esplicativo, AMERICAN FEVER di Claudio De Molinis (lo script è di Luigi Montefiori, più conosciuto come George Eastman negli horror e nei porno di Joe D'Amato), protagonista un bisteccone di nome Mircha Cavern che per lanciare il film si era spacciato come figlio di Clark Gable; qui naturalmente si chiamava Tony e quando smette la tuta da meccanico indossa il completo bianco con camicia nera dal colletto super inamidato. Beve le uova crude di fronte al poster di Rocky ma poi sbocca, ondeggia legnosamente al ritmo di "One two three four gimme more", sogna i musical ma finisce a fare l'attore hard in "Emanuelle'78".....La gara di ballo (in campo lungo per esigenze sceniche) e la biondina da portare nella camera da letto con le tappezzerie "New York by night" erano comprese nel prezzo. Di li a poche settimane escono nell'anonimato, BAILA GUAPA di tal Adriano Tagliavia (che per questo primo e unico film si firmò Al Midweg), musicato e patrocinato da Gianni Boncompagni per spingere la sua starlet Gloria Pindemonte, fresca della popolarità della trasmissione Discoring e L'ANNO DEI GATTI di Amasi Damian, venne ributtato in qualche sala di provincia come I RAGAZZI DELLA DISCOTECA, non andò oltre i 4 milioni di lire di incasso. Buon successo di pubblico e anche di critica, invece, per ROCK'N'ROLL di Vittorio De Sisti, che spinse il recensore del Resto del Carlino a sbilanciarsi non poco:" Anche gli italiani hanno il loro Travolta, è il fiorentino Rodolfo Banchelli e il film è pieno di colori, luci, di gag divertenti". Il "cult del sabato sera" è comunque DISCO DELIRIO di Oscar Righini, che aveva l'ardire di proporre un interminabile "Rock around the clock" in discoteca ancor prima dei titoli di testa, per poi far dire alla protagonista che il rock è un ballo superato, da gente in pensione... E' curioso notare come le scene di ballo, in tutto il filone, siano il momento clou atteso dal pubblico ma anche, spesso, sconnesse al resto della storia, appiccicate come capita. Il vero delirio è comunque quello del regista, a cui va quindi tutta la nostra stima: immancabili gare di danza piroettanti, in locali dell' hinterland milanese, sfide in moto maldestramente velocizzate al montaggio e perfino uno strip quasi integrale con scritto sullo slip "fuori uso". E una leggenda dice che il film esiste anche in una versione "uncut" distribuita col divieto ai minori. C'è stato anche chi cavalcato il "travoltismo" (allora la mania la chiamavano così) servendosi di un sosia dell'attore e di un titolo di sublime efficacia: JOHN ....TRAVOLTO DA UN INSOLITO DESTINO di Neri Parenti storia di un cuoco d'albergo che sfrutta la sua somiglianza con Tony Manero per concupire al ritmo di "Disco quando" di Tony Renis, una bionda dj (interpretata da Ilona Staller, l'ultima volta vestita prima di consacrarsi come Cicciolina). Anche Michele Massimo Tarantini, vecchio espertone di instant movies popolari, usa e abusa dei vari hit del momento da "Love is in the air" e "You light my fire", per propinarci l'ennesima vicenda di rivalsa sociale e amorazzi adolescenziali di un disoccupato di giorno e discotecaro di notte. Il titolo? BRILLANTINA ROCK, considerato che era appena uscito Grease.…



- Walking down the disco beat...you want you make me love...when you jumping on your feet...you know this are made to me...American fever American fever...ready-steady-go! -


dalla colonna sonora di AMERICAN FEVER


TRATTO DAL GIORNALE Sni:z